Wilde, Beardsley e oltre
Salomé nel cinema: da Charles Bryant a Al Pacino
DOI:
https://doi.org/10.4454/syn.v4.906Parole chiave:
Oscar Wilde, Salome, Cinema, Aubrey BeardsleyAbstract
Le versioni cinematografiche delle opere di Oscar Wilde – e della sua vita, come The Happy Prince (2018) di Rupert Everett – ricorrono nella storia del cinema dall’epoca del film muto ad oggi. Salomé è indubbiamente l’opera drammatica più decadente di Wilde; il debito dell’autore nei confronti dei poeti simbolisti emerge qui in modo netto in virtù della musica disturbante che contrassegna lo spartito letterario wildiano. Nel ventesimo e ventunesimo secolo l’opera ebbe un’enorme influenza sul cinema e sulla musica popolare. Il film muto del 1923 diretto da Charles Bryant è considerato una delle prime pellicole artistiche nella storia del cinema. I costumi stilizzati, i gesti enfatizzati, la scenografia e gli oggetti di scena ridotti al minimo mostrano come questa pellicola fosse molto più focalizzata sull’atmosfera e sulle passioni dei personaggi che non sullo svluppo dell’intreccio. Il film fu girato completamente in bianco e nero, traendo ispirazione dalle illustrazioni di Aubrey Beardsley presenti a corredo della versione cartacea del dramma wildiano. D’altro canto, la versione più recente di Salomé – il celebrato Wilde Salomé, docufilm del 2011 dell’attore e regista Al Pacino – documenta un periodo in cui Pacino recitava all’interno di una rappresentazione di Salomé, per la regia di Estelle Parson al Wadsworth Theatre di Los Angeles, mentre stava anche filmando l’allestimento dello spettacolo teatrale e girando una versione narrativa del dramma. Per Al Pacino, e naturalmente per il pubblico, questo film è simile a un viaggio e, soprattutto, a un processo in cui egli sembra riscrivere sia Salomé, sia lo stesso Wilde. Il film lascia trasparire la ‘storia d’amore’ dell’attore con Oscar Wilde e il desiderio di esplorarne il lascito nella cultura a noi contemporanea.
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