“It is not the prisoners who need reformation. It is the prisons”
l’impegno civico di Oscar Wilde nel periodo (post-)carcerario
DOI:
https://doi.org/10.4454/syn.v4.899Parole chiave:
Oscar Wilde, British penal system, Prison experience, Civic Engagement, WritingsAbstract
Come suggerisce il passo provocatorio qui citato nel titolo, “Non sono i detenuti che hanno bisogno di riforme. Sono le carceri”, estrapolato da una delle lettere inviate da Oscar Wilde al Daily Chronicle (27 maggio 1897), questo contributo intende mettere a fuoco un capitolo meno indagato dalla vita dell’autore. L’accento non ricadrà sui topoi associati alle brillanti pirotecnie verbali e all’arguzia aforistica del dandy irlandese, né sul carisma del Professore di Estetica e dell’uomo di teatro, ma sul profilo umano dell’artista drammaticamente provato da due anni di prigionia e un periodo di lavori forzati, con i quali egli scontò la condanna per ‘acts of gross indecency’. L’analisi toccherà vari temi così come ambiti di carattere medico-scientifico, socioculturale e politico, dai concetti di ‘Decadence’, ‘regressione’ o ‘degenerazione’ al contesto del regime penitenziario nell’Inghilterra del tardo Ottocento. Un’attenzione particolare sarà dedicata ai processi e agli anni di detenzione di Wilde, nonché ai suoi scritti inerenti alla prigionia – dal punto di vista del contenuto, della struttura e della ricezione – e alla campagna di sensibilizzazione con cui l’autore denunciò le violenze fisiche e psicologiche alle quali la popolazione carceraria, bambini inclusi, veniva sistematicamente sottoposta. Dalla Petizione di Clemenza al Ministro degli Interni (2 luglio 1896) alle due lettere al Daily Chronicle (1897 e 23 marzo 1898), ascolteremo una voce modulata su frequenze molto diverse da quelle dell’artista dégagé e più vicine ai toni dell’impegno civico e morale.
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