Ancora sull’incipit del De interpretatione di Aristotele (1, 16 a 3-8)
DOI:
https://doi.org/10.4454/blityri.12.632Parole chiave:
letters, syllabes, words, proposition, voice, meaningAbstract
La più famosa descrizione del linguaggio nel corpus aristotelico è l’incipit del De interpretatione. Molti studiosi vi hanno riconosciuto l’inizio di una teoria descrittiva del significato: le parole si riferiscono ai concetti, e i concetti alle cose o ai fatti del mondo esterno. Secondo chi scrive, nell’incipit del De interpretatione non viene esposta una teoria descrittiva del significato; ci troviamo di fronte ad una ben articolata teoria semantica basata su una rappresentazione a due livelli del significato della frase. La rappresentazione grafica del linguaggio parlato, nel De interpretatione, gioca lo stesso ruolo delle ombre nella Teoria della linea di Platone. Le lettere sono percettibili, e per questo possono essere utilizzate come contrassegni (σύμβολα) del linguaggio parlato, che è diviso in sillabe. Ma le lettere sono come atomi irrelati, mentre le sillabe fonetiche sono unità prosodiche. Così, il linguaggio grafico è solo una copia deformata, cioè una ‘imitazione’ del linguaggio fonetico. Analogamente, a livello semantico, τὰ ἐν τῇ φωνῇ (le parole) sono ‘espressioni’ (σημεῖα) delle τῶν ἐν τῇ ψυχῇ παθημάτων, ma solo ‘primariamente: perché, ad un livello più profondo, sono ‘imitazioni’ (ὁμοιώματα) dei πράγματα (i contenuti proposizionali). Così, le parole si comportano in relazione al λόγος come i segni grafici in relazione alle sillabe fonetiche in quanto unità prosodiche.
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